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Filtrazione dell'aria in un rifugio sotterraneo
La progettazione di un riparo efficace deve prevedere i
costi di un sistema di filtrazione dell’aria ad alta
efficienza. L'unica possibilità per la sopravvivenza
collettiva all’interno di un rifugio interrato in caso di
necessità, è progettare e realizzare un sistema protetto
contro gli agenti NBC, acronimo per l’identificazione
dell’agente Nucleare, Biologico, Chimico, in sovrappressione.
Gli elementi del sistema di filtrazione NBC, consistono in:
un pre-filtro per raccogliere le particelle più grandi, un
filtro HEPA per le polveri sottili, ed un adsorbitore a
carbone per gas e vapori. Il tutto collegato alla valvola di
scoppio che è montata all’ingresso dell'aria di aspirazione,
all’interno del locale, del tubo di ventilazione.
I filtri devono essere di altissima qualità. Devono essere
facilmente sostituiti con attrezzi semplici o addirittura
utilizzando solamente le mani, con un recipiente adatto,
come un sacchetto di plastica per posizionare i vecchi
filtri contaminati prima di allontanarli.
I pre-filtri sono progettati per estendere la vita del
filtro HEPA intrappolando sia le particelle grandi che
quelle piccole. Il primo filtro è il filtro di sgrossatura
con un rendimento medio che va dal 25 al 30%, per quando
testato in conformità con ASHRAE 52.1. Il filtro di
sgrossatura allunga la vita del filtro intermedio o
pre-filtro e ne riduce la frequenza di sostituzione. Il
secondo filtro è il filtro intermedio con un rendimento
medio di 80 a 85% quando testato in conformità con ASHRAE
52.1.
Al filtro HEPA è affidato il compito di rimuovere le
particelle in sospensione e aerosol dal flusso d’aria in
ingresso. Non tutti i filtri HEPA sono adatti per la
protezione contro fallout radioattivo per un rifugio
efficiente. Ogni filtro deve essere testato singolarmente,
con aria campione composta da particelle in sospensione
inerti, che simula le proprietà di ciò che si sta tentando
di fermare. Tipicamente si utilizza il metodo attraverso
l’uso di dispersione della luce. Il filtro HEPA è
attraversato da particelle da 0.3 micron di dioctyl-ftalato
(DOP). Il filtro HEPA viene sottoposto alle condizioni di
ambienti con umidità elevata oltre il 90% UR, un ambiente a
temperatura elevata 371°C e in ambiente a bassa temperatura
di (-3 gradi °C). Vengono anche esposti a una prova di
fiamma spot a 954 °C. Questo dovrebbe far capire quanto
siano diversi dai filtri comuni.
L'adsorbitore a carbone è posto dopo il filtro HEPA. Ha
scopo di assorbire i gas tossici presenti nell’ aria in
ingresso. L'adsorbimento è il meccanismo chimico-fisico per
cui molecole, atomi o ioni formano un legame chimico o
instaurano un'interazione di tipo chimico-fisico, attraverso
forze di Van der Waals, sulla superficie di interfase.
L'interfase, cioè la superficie di separazione coinvolta,
tra due diverse fasi, in un sistema di questo tipo è spesso
del tipo solido-gas. Il tempo di persistenza dell'aria nel
letto di carbone granulare deve essere progettato in modo
tale che il carbonio abbia il tempo necessario ad assorbire
i vapori tossici. I filtri a carboni attivi che incontriamo
comunemente in commercio per il controllo degli odori non
sono idonei a tali scopi.
Emergenza e Pressione Un efficace sistema di filtrazione NBC
avrà un sistema alternativo di funzionamento che ne
garantisca il funzionamento anche quando l'alimentazione
elettrica viene interrotta. La maggior parte dei sistemi ha
un meccanismo manuale di backup. Si può prevedere inoltre un
sistema di backup della batteria che permetterà di mantenere
il filtro in funzione per un massimo di 24 ore con batteria
in dotazione. Una volta garantita una filtrazione adeguata,
si deve garantire che tutta l'aria del rifugio fluisca verso
l'esterno. E’ necessario disporre di pressione positiva
rispetto all'esterno per ridurre il rischio di
contaminazione. Questo fenomeno è noto come sovrappressione.
Si ritiene 7600 Pa possano essere sufficienti. Questa
pressione è relativamente bassa, ma è sufficiente a
garantire che le tossine non migrino nel rifugio attraverso
eventuali fessure.
Sopravvivenza – La ventilazione
La ventilazione dell’aria all’interno del
rifugio di sicurezza, percorre un cammino, procede
dall’esterno verso l’interno, essendo ripulita, e una volta
utilizzata, espulsa verso l’esterno. Una ventilazione
adeguata garantisce il rifornimento di ossigeno necessario
alla sopravvivenza e diluisce l'anidride carbonica e
l’umidità concentrata a causa dell’attività umana degli
occupanti. Lo studio dei flussi di dinamica fluida e della
distribuzione dell’aria, in un locale confinato, il CFD (Computational
Fluid Dynamics), è un altro aspetto importante che può
garantire il corretto defluire del medio, all’interno del
rifugio, senza permettere cortocircuiti e sacche d’aria
ristagnante. Anche se questo non è sempre possibile, si deve
comunque prestare molta attenzione e collocare i sistemi
d’aspirazione e di immissione dell’aria di rinnovo,
installati nei punti diametralmente opposti e più lontani
tra loro nel rifugio.
Dimensionamento: Qual è il calcolo
della portata d’aria del sistema di ventilazione in
situazione d’emergenza? Quante volte e per quanto tempo,
l'unità di trattamento aria deve essere azionata per
mantenere le condizioni di sopravvivenza di progetto? La
risposta dipende naturalmente dalle dimensioni del rifugio,
dal numero degli occupanti, e la capacità totale del locale.
Le norme Svizzere per il calcolo dei sistemi di ventilazione
dei rifugi, chiariscono bene il metodo analitico. In caso
d’emergenza, la mancanza di corrente, è una condizione
facilmente prevedibile in cui il sistema deve
automaticamente rispondere. Nel caso di una abitazione
privata, la ventilazione deve essere garantita manualmente.
Se per puro "divertimento", prendessimo in considerazione
l’aspetto psicologico della vita in "cattività" all’interno
di un rifugio antiatomico e ipotizzassimo un caso in cui per
una famiglia di sei persone fosse disponibile un rifugio di
111 m3 dovremmo pensare ad un sistema che possa essere
azionato non più di un’ora ogni sei; questo schema di
funzionamento, non è molto vicino al livello di
disperazione, ed è ritenuto sufficientemente valido per
mantenere alto il morale degli abitanti del rifugio ed è
abbastanza comodo per occuparsene. Se invece l’ipotesi
cadesse su un rifugio occupato da venti o trenta persone, lo
stesso ventilatore dovrebbe essere avviato e fermato per
venti minuti, ad intermittenza costante. Il numero di
occupanti cambia la prospettiva per l’uso di un sistema di
ventilazione. Dimensionare correttamente la ventilazione,
l’indice d’affollamento, il materiale di contenimento della
struttura, l’isolamento termico, il carico latente
d’umidità, concorreranno ad evitare disagi in aumento
all’interno del rifugio,fino a raggiungere livelli di
disconfort intollerabili. Se tutto rientra all’interno delle
aspettative di progetto, sarà possibile permanere anche per
lunghi periodi all’interno del rifugio.
Dislocamento: Se si dispone di più
camere all’interno del rifugio, l'aria deve essere
instradata attraverso il maggior numero di stanze possibili.
La stanza in cui risiede il filtro NBC deve essere
implementata con almeno una valvola di sovrappressione tra
essa e il resto del riparo. Nel caso in cui avvenga una
caduta di pressione all’interno del riparo, dovuta a
malfunzionamenti dei ventilatori, mancanza di corrente al
sistema di ventilazione, mancanza di alimentazione dalle
batterie, ecc. la valvola di sovrappressione aiuta il
sistema di filtrazione e di ventilazione a creare e
mantenere la sovrappressione necessaria, limitando e
regolando il deflusso dell'aria. La stessa agisce anche come
valvola di ritegno, non permettendo all'aria esterna di
ritornare o fluire nel locale protetto. Una volta che l'aria
lascia la stanza in cui risiede la ventilazione, essa deve
attraversare tutto il rifugio fino a quando non viene
espulsa in una zona opportunamente predisposta. Il sistema
di deflusso deve consistere: in una valvola di
sovrappressione, una valvola di esplosione, e un tubo di
ventilazione di espulsione.
Qualità – Nonostante tutto, ambienti sani
I rifugi sotterranei sono noti per essere ambienti umidi con
problemi di cattivi odori. Per ridurre l’insorgenza di
questi problemi, si utilizza un sistema automatico di
ventilazione del rifugio, che utilizza i condotti di
aspirazione, le valvole e i ventilatori per fornire l’aria
fresca esterna quotidiana nel rifugio. Viene attrezzato con
timer che distribuisce il funzionamento nell’arco delle 24
ore e ne comanda l’accensione automatica del rinnovo
dell’aria, salvaguardando i sistemi di filtrazione che
vengono by-passati.
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