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Qualità dell'aria in Piscina e negli Impianti natatori, sostanze dannose e approfondimenti. Sistemi di deumidificazione piscine coperte, centri benessere e spa. Trattamento aria e ventilazione

IMPIANTISTICA PER PISCINE COPERTE, DISPOSITIVI PER IL TRATTAMENTO ARIA E IL CONDIZIONAMENTO

Approfondimenti: L’aria in piscina, può essere pericolosa?

Il nostro corpo in un’ora di permanenza in vasca, in una piscina, assorbe circa mezzo litro d’acqua, perciò l’acqua in vasca deve garantire le caratteristiche analoghe all’acqua da bere. Il trattamento dell’acqua è tipicamente svolto attraverso l’uso di trattamenti fisici ( filtri ) e chimici ( disinfettanti, flocculanti, correttori di PH, antialghe ). La clorazione dell’acqua in una piscina, è il metodo più diffuso, più economico e anche se utilizzato propriamente, il più sicuro, per mantenere l'acqua di piscina limpida, priva di alghe e sanificata, cioè tale che non vi esistano condizioni di contagio per gli utilizzatori. Anche l’utilizzo dell’ozono, sebbene sia uno dei metodi più avanzati e moderni che esistano e abbia il più elevato potere di ossidazione, deve essere associato a dosi di cloro, a causa della sua caratteristica assenza di azione residua.

Il cloro utilizzato per la disinfezione dell'acqua di piscina può essere impiegato in diverse forme.

Stati di ossidazione del cloro: −1, +1, +3, +5, o +7

Numero di Ossidazione -1 +1 +3 +5 +7
Anione cloruro ipoclorito clorito clorato perclorato
Formula Cl- ClO- ClO2- ClO3- ClO4-
Struttura

In piscina viene usato secondo le seguenti forme:

  • Ipoclorito di sodio NaClO (sale di sodio dell’acido ipocloroso)
  • Ipoclorito di calcio Ca(ClO)2 (sale di calcio dell’acido ipocloroso)
  • Cloroisocianurati (CNOlO)3 oppure NaCl2 (CNO)3
  • Diossido di cloro ClO2 (attraverso l’impiego di apparecchiature)
  • Ipoclorito di sodio NaClO (attraverso l’uso dell’elettrolisi)
  • Un tempo anche come Cloro gassoso in bombole Cl2

Questi composti hanno tutti una proprietà in comune, cioè la capacità, una volta sciolti in acqua, di liberare acido ipocloroso HClO, che corrisponde al Cloro Attivo Libero, oltre che ad altre sostanze tipiche del prodotto usato.

Cl2 + H2O <> HCl + HClO (cloro gas + acqua <> acido cloridrico + acido ipocloroso, vero disinf.)

Disinfection By-Product (DBPs)

In presenza di ammoniaca e di sostanze organiche, il coloro dà origine a DBPs quali clorammine e clorofenoli. Questi composti rappresentano la quota di cloro che ha già reagito e che, pur essendo sotto forma di cloro attivo, risulta molto meno efficace come disinfettante e, non da ultimo, è fra i principali responsabili dell’“odore di cloro” in piscina e delle irritazione di occhi e mucose. Questi derivati costituiscono il Cloro Attivo Combinato.

Il Cloro Attivo Libero + il Cloro Attivo Combinato = Cloro Attivo Totale.

E' proprio l'acido ipocloroso, o cloro attivo libero, infatti, l'agente chimico ritenuto responsabile dell'azione battericida e sanificante oltre che dell'azione ossidante per neutralizzare le impurezze organiche presenti in piscina. Da quanto visto si potrebbe dedurre che il cloro gas, si "spreca" in parte, per cosi dire, per formare l’acido cloridrico, il vero disinfettante.

 

LA FORMAZIONE E LA ELIMINAZIONE DELLE CLOROAMMINE.

Il meccanismo decisivo per la formazione delle clorammine nell'acqua delle piscine è la reazione dell'urea introdotta dai frequentatori delle piscine con il cloro libero. L'urea deriva dall'epidermide, dall'urina e dal sudore. L'urea è il principale prodotto finale del metabolismo proteico degli esseri umani. Il più volatile delle clorammine è la triclorammina, che migra facilmente dall'acqua all'aria ed è stata associata ai sintomi a carico dell'apparato respiratorio. La triclorammina è un prodotto secondario e indesiderato della disinfezione, che ha un forte effetto irritante sugli occhi, il naso, la gola ed i bronchi. Il suo odore è simile a quello del cloro. La soglia dell'odore e del sapore nell'acqua è molto bassa: 0,02 mg/litro.

Nell’ istituto per le Scienze di valutazione dei rischi, divisione di Epidemiologia Ambientale, in Utrecht, nei Paesi Bassi, si è studiato il legame che esiste tra le caratteristiche dell’aria di piscina e i sintomi respiratori in lavoratori dipendenti. Sono stati misurati per questo scopo, i livelli di color ammine e in particolare le triclorammine, per stimare i livelli di esposizione a lungo termine. Sono stati compilati questionari da 624 lavoratori operanti in piscina di 38 impianti balneari. Sono stati rilevati i livelli di clorammine in area di campionamento, in periodi di 2 ore e analizzate mediante cromatografia ionica. Si sono considerati i sintomi respiratori legati alla tipologia di lavoro e generalmente i sintomi indicativi di iper-reattività bronchiale e atopia (reazioni di ipersensibilità) relativa all’attività svolta nell’impianto natatorio del soggetto. Ebbene, i dipendenti con maggiore esposizione alle clorammine, hanno riportato sintomi a carico dell'apparato respiratorio con maggiore frequenza. I sintomi delle vie respiratorie superiori, come raucedine, perdita di voce, sinusite, asma, aggravamento di malattie respiratorie già esistenti, erano significativamente associabili ai livelli di clorammine assunte.

La media rilevata di concentrazione delle clorammine è tra 0,56 e 1,34 milligrammi per metro cubo, di aria, rispettivamente crescenti con l’aumentare del numero di utenti che frequentavano la piscina. Gli istruttori di nuoto sono i soggetti che hanno riportato sintomi alle vie aeree significativamente più alti, nel campione di riferimento. In particolare, essi avevano più probabilità di avere: sinusite, freddo cronico, mal di gola, sintomi associati alla rinite, come un naso chiuso o “che cola”, starnuti, prurito agli occhi e lacrimazione.

Si è voluto dare parametri concreti allo studio, quindi si rileva che:

  • esiste il doppio di probabilità di riportare problemi respiratori
  • quasi tre volte in più di probabilità di riportare un attacco d'asma entro l'anno
  • quasi quattro volte più probabilità di usare farmaci per l'asma nel corso dell'anno

I ricercatori hanno notato due limitazioni dell'analisi. Essa si è fondata sulla memoria, e solo circa il 60% dei questionari sono stati restituiti. La preoccupazione maggiore riguarda il personale che passa molte ore a bordo piscina, e lo stesso non può valere per i nuotatori che permangono molto meno tempo in questi ambienti confinati.

Per riassumere: Il cloro usato per disinfettare l’acqua delle piscine reagisce con le sostanze organiche per formare composti che causano irritazione delle vie respiratorie. I lavoratori che trascorrono molto tempo a bordo piscina affrontano un rischio significativamente maggiore di una serie di sintomi respiratori rispetto alle altre persone. Queste sintomatologie, riferite ai bagnanti che frequentano normalmente la piscina, visto che trascorrono una quantità di tempo relativamente breve in piscina, non è da ritenersi rilevante.

 

[ FONTE:http://www.medpagetoday.com/Pulmonology/Asthma/5359 ]

 

 

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